È emozionante pensare che la costruzione (o ricostruzione) di un brand sia frutto di misteriose visioni, colpi di genio, trovate dell’ultimo secondo e altre cose da creativi. Ma poi la realtà dimostra che il branding è la conseguenza di una serie di informazioni e processi che conducono a delle soluzioni. Il che si potrebbe riassumere in una parola, giusta ma poco attrattiva: metodo.
Naturalmente seguire il metodo non è sufficiente per avere dei risultati fighi. É una condizione necessaria che dà struttura, coerenza ed efficacia a tutto il lavoro; e lo rende verificabile (non è poco, pensateci).
Ma poi bisogna avere le idee, la cultura e le capacità per condensare i concetti in segni e simboli che funzionino bene (cioè rappresentino effettivamente l’essenza di qualcuno o qualcosa).
Anamnesi. Chiedere per capire, prima di agire.
Questa è la prima fase del lavoro, tutta incentrata sull’ascolto. Serve a raccogliere informazioni, osservare in modo approfondito lo scenario, capire dove ci si trova e dove si vuole arrivare. Per un lavoro ben fatto utilizziamo un audit strutturato e specifico, con diverse domande puntuali, che restituiscono un quadro chiaro e preciso, a noi e al committente. Per chi si annoia facilmente, abbiamo una variante dell’audit, che viene fatto con le nostre card: una specie di gioco da tavolo dove si vince sempre.
Strategia. Definire obiettivi, attività e costi, prima di partire.
Questa fase è potenzialmente la più critica; ci abbiamo lavorato tanto e l’abbiamo resa il passaggio più simpatico di tutto il processo. In estrema sintesi qui definiamo: cosa c’è da fare e perché; cosa otteniamo e in quanto tempo; che investimenti prevedere e come gestirli. Dopodiché per il committente è sempre chiaro che quel percorso lo vogliamo in due e che non ci sono sottintesi o rischi di nessun tipo.
Soluzioni. Cosa si porta a casa il committente, alla fine.
Questa terza fase è quella realizzativa: qui si concretizzano tutti processi, qui si vede il risultato di tutto ciò che è stato fatto nelle fasi precedenti. É la fase più bella, senza dubbio: si scopre sempre qualcosa di nuovo e inaspettato quando si lavora sull’identità.
E quando i risultati superano le aspettative, siamo davvero molto felici: cosa c’è di meglio di una bella sorpresa?